lunedì 14 agosto 2023

Tra le pinete della Val Bregaglia

E' una giornata estiva di tempo incerto, i nuvoloni si addensano attorno alle cime dei monti e il sole sbuca di tanto in tanto fra il grigiore, non riuscendo a scaldare l'aria particolarmente fresca. Vogliamo uscire, camminare, respirare il profumo delle pinete e assorbire la serenità che solo certi ambienti riescono a regalarci, senza salire troppo in quota. La scelta ricade allora sulla val Bregaglia, la lunga insenatura alpina divisa tra Italia e svizzera che inizia dalla pittoresca città di Chiavenna (in provincia di Sondrio), passa per le splendide cascate dell'Acquafraggia, i palazzi di Piuro e Castelmur, Promontogno con la sua torre e la chiesa di Santa Maria di Castromuro, e termina ai 1815 metri del Passo Maloja. Se volete scoprire i post dedicati a queste località è sufficiente digitarne il nome nel riquadro in alto a sinistra 'cerca nel blog'.  
Oggi ne scopriamo una porzione ancora diversa, quella compresa tra i villaggi di Vicosoprano a un'altitudine di 1063 metri fino a Casaccia, posta a una quota di 1458 metri, camminando su un percorso ad anello con una lunghezza complessiva di circa 16 chilometri che promette paesaggi incantevoli godibili su sentieri ben segnalati e per nulla congestionati. La bellezza della natura infatti, per quanto ci riguarda, è inversamente proporzionale alla quantità di persone presenti: la folla esagerata deturpa un luogo, privandolo del suo fascino. 

Lasciamo la macchina nel parcheggio gratuito all'ingresso di Vicosoprano e siamo subito avvolti da un ambiente rilassato e conviviale d'altri tempi, dove i bambini si divertono ancora per strada e le persone salutano in maniera cordiale seppure non si conoscono. Calpestando le vie lastricate fra gli edifici signorili si scoprono le chiese, la torre rotonda medievale, i giardini fioriti e i portoni in legno, le fontane in sasso e le corti nascoste. 

I palazzi signorili di Vicosoprano

Quindi si è pronti per attraversare il ponte sul fiume Mera e immergersi prima nei pascoli fioriti e poi nei boschi, seguendo le indicazioni per il campeggio Mulina a venti minuti di cammino. Un grazioso laghetto sulla cui superficie si specchia il verde della vegetazione compare all'improvviso ai bordi del camping, è lo spazio perfetto per riposare, mangiare un panino accomodati a uno dei tavoli con panchine, rinfrescare i piedi o addirittura nuotare. 

Il piccolo specchio d'acqua accanto al camping Mulina



Da qui attraversiamo nuovamente il Mera per tornare sulla sinistra orografica del torrente, che manterremo fino all'apice del percorso.
Si prosegue tra i pini costeggiando il fiume e calpestando i piccoli sassi granitici sul fondo del tracciato e di cui la val Bregaglia è famosa. Il sentiero alterna tratti pianeggianti a salite lievi, si stringe serpeggiando fra i tronchi e poi diviene più largo come una mulattiera, a testimonianza del proprio passato di importante via di comunicazione e scambi commerciali. E' un continuo intrufolarsi e uscire dalle fronde fitte delle conifere e dai rami di noccioli e betulle, un avvicendarsi di sole e ombra che ci fa sudare e subito dopo rabbrividire. Per alcuni può essere spiacevole mentre a noi rende vivi.
Poi all'ennesimo slargo alziamo gli occhi e alla nostra destra vediamo la funivia che consente di superare senza sforzi 900 metri di dislivello e giungere agli oltre 2100 metri della diga d'Albigna. Inaugurata nel 1959, il suo muraglione imponente unisce i due fianchi della vallata e nella porzione esposta a sud ospita centinaia di pannelli solari in grado di produrre (mi piace scriverlo) energia pulita. Ma bisogna proseguire ancora per vederlo, è in località Nasciarina che mostra la propria grandiosità e incute un po' di paura perché un pensiero catastrofico, seppure sfuggevole, è tipico dell'essere umano.

Tipica baita alpina in località Nasciarina

Verso il lungo pianoro che ospita il villaggio di Casaccia

Da lì si deve superare ancora qualche tratto di salita per giungere alla centrale idroelettrica di Lobbia con il suo piccolo bacino artificiale, se raffrontato alla grandezza del 'fratello maggiore' di Albigna. Un cartello illustrato spiega come la forza dell'acqua presente in Bregaglia alimenta ben sei impianti di energia green, indicandone le rispettive posizioni nella vallata.

Il lago artificiale di Lobbia

Siamo all'inizio dell'ampio pianoro occupato in gran parte dai pascoli e circondato dalle pinete, nella cui estremità opposta sorge Casaccia, un piccolo borgo sistemato ai piedi dell'ultima serie di tornanti del Maloja e dell'antico passo del Settimo. 
Se volete ammirare uno scenario superlativa consiglio di inerpicarvi lungo i fianchi erbosi del poggio alle spalle del paese e sul quale resistono i ruderi della torre di avvistamento utilizzata nel Medioevo. Sono in balia dei venti e sembrano dover crollare da un momento all'altro. Speriamo non succeda, altrimenti collasserebbero sulla panchina più panoramica del posto, proprio quella dove ci siamo seduti. Le vedute ampie sui picchi granitici e la diga d'Albigna appaiono incantevoli.
Dietro di noi la valle subisce un brusco restringimento e nel mezzo si scorge la chiesa di San Gaudenzio dall'architettura tardogotica dei primi anni del 1500. E' dedicata al santo che, secondo la leggenda, fu decapitato lì vicino e tenendosi la testa fra le dita riuscì a trascinarsi fino al punto in cui venne eretto l'edificio religioso. 
In lontananza è possibile osservare la torre Belvedere del Passo Maloja, costruita nel 1882 ma in uno stile medievale. Avrebbe dovuto far parte di un hotel di lusso per l'aristocrazia dell'epoca, invece è quello che rimane di un progetto eccentrico andato letteralmente in fumo a causa di un incendio. Oggi è l'emblema del passo alpino. 

Casaccia si adagia ai margini di un pianoro erboso dal quale si ammira la diga di Albigna

Vista sulla chiesa di San Gaudenzio e in lontananza la torre Belvedere del Maloja

Per il ritorno scegliamo di seguire il sentiero sulla destra orografica del Mera e poco oltre Casaccia immergiamo i piedi nelle acque fresche del fiume, seduti sopra una grossa pietra di granito con vista sull'immancabile Albigna. 
Più avanti il tracciato costeggia il bacino di Lobbia per poi proseguire fra prati, contrade e boschi, mantenendosi a una quota maggiore rispetto al percorso dell'andata e regalandoci così degli scorci diversi, più vasti e profondi. In effetti il sentiero è indicato come panoramico e riscende nel fondovalle al camping Mulina, da dove ritorniamo in breve tempo a Vicosoprano. 
Prima di salutare la val Bregaglia ricordatevi di riempire bottiglie e borracce con l'acqua gelata che scorre incessantemente dalle fontane del borgo: anche questa è un'immagine d'altri tempi che speriamo duri ancora a lungo.  

I picchi rocciosi con la diga di Albigna visti dal fiume Mera vicino a Casaccia

Tratto terminale del lago artificiale di Lobbia

Veduta sulla media Val Bregaglia dai prati di Roticcio, sul sentiero panoramico


Grazie a tutti coloro che hanno visitato il blog e condiviso questo post. Un caloroso saluto da Amare, Viaggiare, Scrivere. 


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